PONTREMOLI

PONTREMOLI “CHIAVE E PORTA DELL’APPENNINO”

pontremoli09Sorta in età alto medievale sulle propaggini del monte Molinatico, alla confluenza del fiume Magra col torrente Verde, Pontremoli mantiene intatto il fascino dell’antico borgo ai piedi del passo della Cisa.

Il toponimo è legato, secondo Ludovico Antonio Muratori, ad un “ponte tremolante”, costruito sul fiume Magra a poche centinaia di metri dalla confluenza col torrente Verde. La prima volta che il suo nome compare scritto è nell’itinerario di Sigerico, quando l’arcivescovo, di ritorno da Roma nel 990, elenca i luoghi dove sosta durante il viaggio. Il suo centro storico sta proprio ad indicare che l’oppidum è nato a controllo di strade, tra corsi d’acqua.
Chi discende dal passo della Cisa entra in Pontremoli dalla porta di Sommoborgo o porta Parma.

L’arcigno portale, sovrastato da torri medievali, immette nella parrocchia di San Niccolò. Qui è conservata l’anima guelfa della città, qui la religiosità mantiene vivo il legame con la tradizione popolare. I mascheroni sui portali continuano a scacciare gli spiriti maligni, rappresentati oggi dalle malattie e un tempo dai pericoli dei nemici che attraverso i secoli hanno percorso la via Francigena.

Da San Niccolò si discende alla piazza del Duomo, dove si trovano l’elegante palazzo vescovile e l’imponente facciata in marmo bianco della Cattedrale. Sede vescovile dalla fine del Settecento, ancora oggi è particolarmente legata alla sua storia religiosa.
Dall’alto sovrasta il Campanone, la grande torre campanaria, simbolo dei pontremolesi sparsi nel mondo.

Il Campanone, infatti, è stato costruito, nella seconda metà del Cinquecento, rialzando la torre medievale di “Cacciaguerra” voluta da Castruccio Castracani degli Antelminelli nel 1322, per “cacciare” la guerra tra i guelfi e i ghibellini. Per impedire i conflitti frequenti e violenti tra le due fazioni, Castruccio fece edificare una cortina fortificata da tre torri, che sbarrava l’abitato dalla Magra al Verde.
La più elevata e possente di queste torri è il Campanone.
A sud si stendono l’attuale piazza della Repubblica e la parte ghibellina di Pontremoli. Sulla piazza si affacciano l’elegante porticato del Comune, il palazzo neoclassico del Tribunale, il raffinato barocchetto di palazzo Pavesi, la signorilità della casa Bocconi. Qui ogni anno durante l’estate si svolgono concerti e manifestazioni culturali, qui si proclama il vincitore del prestigioso Premio Bancarella. La nascita del premio è dovuta alla tradizione dei librai ambulanti pontremolesi, fenomeno unico in Italia.
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Nel 1953 si conferisce il primo Bancarella a Hemingway con Il vecchio e il mare, anticipando il Nobel (le altre due volte sono Pasternak, Il dottor Zivago, e Singer, La famiglia Moscat). Il successo del premio è dovuto ai librai che promuovono la vendita del libro vincitore.
Proseguendo tra eleganti palazzi si giunge alla confluenza dei due corsi d’acqua, dove si erge l’agile torre con la porta del Casotto. La torre merlata controlla il bel ponte che conduce fuori dal centro storico verso la Caldana e guarda al fiume Magra che va verso il mare. Poco lontano l’imponente torre medievale di Castelnuovo e la chiesa settecentesca di Nostra Donna proteggono il ponte che ha dato nome a Pontremoli. Ancora medioevo e barocco si sposano felicemente in una città che durante il

Sei-Settecento si arricchisce di chiese, palazzi e opere d’arte. Sono i secoli in cui Pontremoli, ricco centro commerciale tra il porto franco di Livorno e la pianura Padana, si rinnova con opere di maestranze locali e di artisti chiamati dalle vicine regioni. Nasce un’edilizia dal gusto barocco temperato, che va assumendo uno stile particolare.
Si viene a determinare un tipo di palazzo signorile con cortili fiancheggiati da porticati, in cui l’opera esperta di pittori accentua gli effetti architettonici con ampie prospettive nelle gallerie, negli scaloni e nelle sale.
Nel Castello del Piagnaro, restaurato di recente, si trova il Museo delle statue stele, la più importante esposizione del megalitismo lunigiananese. In questa terra, che ha preso il nome dall’antica colonia romana di Luni, un popolo oscuro, fra preistoria e protostoria, ha lasciato scolpite nella pietra immagini di guerrieri armati al modo celtico e altre con segni di una rigogliosa femminilità.

Il Pantheon degli antichi Liguri è qui raccolto e disposto in un ambiente molto suggestivo, ove una sobria e misurata scenografia fa risaltare gli attributi di ogni scultura, lasciandola immersa in una luminosità che evoca il mistero della loro origine.

Prof. Giuseppe Benelli